Circolazione venosa: stasi venosa e varici.

Quando si misura la tensione, è possibile capire se la circolazione venosa è funzionante o se presenta qualche problematica di stasi venosa. È importante sapere che si tratta della pressione residua della circolazione sanguigna, quando il cuore è al risposo tra due battiti (diastole). Per misurare questo valore, la norme ufficiale ci porterebbe a prendere la pressione sistolica diviso due, aggiungendo uno. Per esempio:

  • pressione sistolica: 14

  • la metà: 7

  • aggiungendo 1: 8


Questa pressione è quella della circolazione venosa, ossia il sangue che torna al cuore. Se la pressione bassa aumenta di 2 o 3 (invece di 1) e se quest'ultima supera 10, il cuore si trova a lavorare maggiormente per compensare le sistole nell'inviare sangue nel circolazione arteriosa. A lungo andare, il cuore, essendo un muscolo, diventa più grande, accelerando tuttavia il proprio invecchiamento.


L'aspetto più evidente, durante un'anamnesi naturopatica, è un importante elasticità della parete vascolare. Lo si nota soprattutto sulle gambe dove appaiano le vene varicose che sono le vene più sollecitate in quanto il ritorno venoso è impegnativo per arrivare fino al cuore.


L'endotelio venoso ha un importanza maggiore nel processo del ritorno sanguigno. Tappezza tutti i vasi dell'organismo. Secondo recenti studi, l'endotelio:

  • controlla il tono vasomotorio,

  • mantiene fluido il sangue,

  • assicura dei processi d'angiogenesi che è una creazione di nuovi vasi in caso d'ostruzione venosa.


Nel caso di malattie degenerative, il tappetto endoteliale potrebbe perdere le sue funzioni anti-adesive, anticoagulanti e fibrinolitiche. Esistono diversi fitoterapici che vanno a lavorare su questi aspetti. L'idrotermofangoterapia potrebbe venire anche in aiuto a questo tipo di problematica patologica. Il Dr. Salmanov ha proceduto a diversi esperimenti e secondo le sue ricerche, la stasi venosa è provocata da:

  • raffreddamento,

  • grande stanchezza,

  • mancata ossigenazione,

  • necrosi locali dovute all'accumulo di scorie.


Le conseguenze di tutto ciò:

  • aumento massiccio di CO2 nelle vene,

  • aumento massiccio di volume nel sangue venoso con la relativa diminuzione del volume del sangue arterioso,

  • diminuzione del volume d'ossigeno nelle cellule, nei tessuti e negli organi,

  • aumento del volume di CO2 nell'intero organismo.


Al contrario, il calore portato dalla borsa d'acqua calda sul fegato, bagni ipertermici e la fasciatura calda permette:

  • - di aprire i capillari cutanei chiusi,

  • - di liberare l'organismo malato dalla stasi venosa,

  • - di distruggere la flora macrobica patogena,

  • - di distruggere ed eliminare i focolai necrotici.


Il bagno caldo ai piedi aumenta l'apporto d'ossigeno ai tessuti e ai organi, favorendo l'eliminazione delle scorie.


Per trattare la stasi venosa, andrebbero fatti per almeno una ventina di minuti:

- bagni caldi ipertermici (41° C massimo),

- bagni caldi ai piedi,

- fasciatura calda della parte del corpo,

- borsa d'acqua calda sul fegato (avrà anche un effetto riscaldante sui piedi).


Applicare sul fegato la borsa d'acqua calda permette di diminuire la stasi venosa nel fegato nella vena porta. Qualora ci fosse anche una cirrosa epatica, l'alimentazione diventa primordiale e si dovrebbe adottare un regime a base di frutta e verdura. Anche le sanguisughe applicate sul fegato prendono tutta la loro importanza.


Avvolgendo il torace con la fasciatura calda, si va a togliere la stasi venosa dai polmoni, dalla pleura e dal miocardio. In caso, d'infarto del miocardio, in mancanza di soccorritori, questa tecnica permette di evitare il peggio.


Tornando alle varici, ci sono rimedi come il cipresso, il ginkgo biloba e altre piante molto indicate nella stasi venosa. La fitoterapia non è acqua fresca e non andrebbe fatta in automedicazione, soprattutto in caso d'utilizzo d'oli essenziali o di tinture madri.


Mi tengo a disposizione in caso di ulteriori domande.


N. M. V.




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